Egitto: c'e' chi ha interesse a far proseguire il caos afferma ambasciatore Antonio Badini

Pubblicato il da Egitto oggi

20 dicembre 2011

 

(di Antonio Badini, ex ambasciatore al Cairo, da Grandemedioriente.it).

(ANSAmed) - ROMA - Sono trascorsi nove mesi dalla sollevazione popolare in Egitto; e' ora in atto un processo elettorale; sono stati fissati i tempi del passaggio del potere alle Autorita' civili e tuttavia assistiamo ancora a scene di violenza a Piazza Tahir; nelle giornate di venerdi e sabato scorsi il bilancio delle vittime degli scontri dei dimostranti con la polizia e' agghiacciante : 10 morti e una quarantina di feriti. Nell'opinione pubblica italiana si fa ancora piu' grande la confusione su quello che e' successo, che sta succedendo e che potrebbe accadere nel Paese dei Faraoni. Davanti a queste nuove scene di violenza difficile non porsi l'interrogativo 'cui prodest?' Purtroppo la Televione di Stato si e' limitata ad indugiare sulle scene di violenza di Piazza Tahrir senza alcun commento su come cio' sia stato accolto nel Paese. E tuttavia non e' difficile non pensare all'esistenza di gruppi che non vogliono che il caos abbia termine nel Paese ; un Paese che ha invece estremo bisogno di ritrovare la tranquillita' per ripartire, per rimettere in moto la macchina della produzione e riassorbire gradualmente l'inquietante disoccupazione giovanile.

Il Primo Ministro Kamel Al Ganzouri ha parlato di forze controrivoluzionarie ; certamente una espressione forte ma che non sembra essere troppo lontana da ipotesi che sempre di piu' si avanzano da parte di coloro, imprenditori, professionisti, uomini del ceto medio e giovani operai, che sono determinati a guardare avanti, a riprendere il cammino dell'impegno civico sostenuto dal vecchio orgoglio egiziano, che ha permesso di superare in passato contingenze difficili senza mai perdere la calma e la fiducia. Cui prodest, allora ? E' tempo di affrontare con coraggio la verita' e di non arrestarsi di fronte a nessuna delle ipotesi, anche a quelle apparentemente inverosimili, nell'interesse del Paese e del suo futuro. Sin dall'inizio, la nostra Televisione di Stato ha posto l'enfasi soprattutto sulla cronaca del giorno per giorno e poca cura sulla analisi della struttura della societa' araba e sulla situazione che ha mosso la rivolta. I media italiani in generale hanno cosi'accreditato interpretazioni scarsamente verosimili sulla natura della sollevazione popolare. Si e' addirittura parlato di rivendicazione dei valori della liberal-democrazia o ancora peggio di adesione ai modelli di democrazia occidentale.

Questione: era davvero cosi' arduo immaginare che elezioni libere e regolari sopravvenute a ciel sereno avrebbero rivelato moti di rabbia e collera ovvero sentimenti di fede piu' che scelte politiche avvedute ? e quali emozioni potevano emergere se non quelle cumulate da una larga parte della popolazione in decenni di privazioni e di violazione dei fondamentali diritti, perpetrate da regimi corrotti che con l'acquiescienza dell'occidente avevano represso e soffocato la libera espressione politica dei movimenti islamisti ? Ed oggi ? Oggi, assistiamo al problema speculare ; il raddoppio dell'errore, visto che si liquida con sentenze discutibili di deriva islamista il responso delle urne che tutti avevano sollecitato. E tuttavia non vi e' alcuna ragione di abbandonarsi alla paura. Spettera' all'Egitto trovare il compromesso necessario tra valori della tradizione laico-liberale e principi religiosi per un governo di coalizione rispettoso della democrazia e dello stato di diritto. Segnali incoraggianti non mancano. Significativa appare l'intenzione manifestata dal leader del partito Giustizia e Liberta', braccio politico dei Fratelli Musulmani, Morse, il quale ha detto che i gravi problemi sociali di cui soffre l'Egitto, dovranno indurre il partito non gia' a chiedere una interpretazione piu' restrittiva della Sharia ma piuttosto a concorrere su come dare loro soluzione. Alcuni fatti danno valore incontrovertibile a siffatte considerazioni : in particolare le scadenze che attendono il nuovo Governo egiziano guidato da Kamel El Ganzouri, scelto dal Consiglio Supremo delle Forze Armate per la sua apprezzata esperienza e competenza, che dovra' negoziare importantissimi prestiti dalle Istituzioni finanziarie internazionali : FMI, Banca Mondiale, BEI, dal cui esito dipendono le prospettive di sanare le finanze del Paese. Pensare diversamente comporterebbe il rischio di non prendere sufficientemente in conto le responsabilita' che incombono all'Egitto, da un lato, per la sicurezza della regione e, dall'altro, per il suo sviluppo sociale ed economico che richiede l'uso di tecnologie e capitali stranieri, lo sviluppo del turismo e il libero passaggio delle navi nel canale di Suez.
Ma ora e' tempo che l' Occidente scopra le sue carte e chiarisca come intenda fornire il proprio sostegno anche per far capire che la violenza non paga e che non prevarranno coloro che hanno interesse a vedere l'Egitto in preda al caos.
(ANSAmed).

 

 

(Source:http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/analysis/2011/12/20/visualizza_new.html_16493941.html)

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